Apri Claude per scrivere una mail e ti trovi davanti un menu a tendina: Haiku, Sonnet, Opus, Fable. Nessuno dei quattro nomi ti dice cosa fa. Clicchi il primo? Il più recente? Quello col nome più altisonante?
In una riga: sono la stessa AI in taglie diverse. Il modello piccolo è veloce ed economico, quello grande è più profondo ma più lento e più caro. Per la maggior parte dei lavori quotidiani, il modello medio — quello che trovi già selezionato — è la scelta giusta. Se ti basta questo, hai la risposta. Se vuoi capire quando conviene cambiare — e quando invece stai pagando per niente — continua.
Perché esistono più modelli della stessa AI?
Per lo stesso motivo per cui un’impresa edile ha sia il furgone sia l’autoarticolato: usare sempre il mezzo più grosso costa di più e non arriva prima. Far girare un modello AI grande richiede molta più potenza di calcolo di uno piccolo, e quella potenza qualcuno la paga — o in bolletta API, o nei limiti di utilizzo del tuo abbonamento.
Quindi ogni produttore pubblica una famiglia di modelli: uno piccolo e velocissimo per i compiti semplici e ripetitivi, uno medio per il lavoro di tutti i giorni, uno o due grandi per i problemi davvero complessi. Non è una trovata commerciale di Anthropic: OpenAI fa lo stesso con le versioni di GPT, Google con Gemini. Cambiano i nomi, la logica è identica. Impararla una volta ti serve con qualsiasi assistente.
Quali sono i modelli Claude oggi?
A oggi (luglio 2026) la famiglia Claude ha quattro modelli, dal più piccolo al più grande:
| Modello | A cosa serve | Costo API (per milione di token) |
|---|---|---|
| Haiku 4.5 | Il più veloce ed economico: compiti semplici, ripetitivi, in grande volume | $1 in ingresso / $5 in uscita |
| Sonnet 5 | Il tuttofare: il miglior equilibrio tra velocità e intelligenza, è il default | $3 / $15 |
| Opus 4.8 | Lavoro complesso: progetti articolati, codice, analisi lunghe | $5 / $25 |
| Fable 5 | Il più capace: ragionamenti profondi e lavori in autonomia su compiti lunghi. Più lento | $10 / $50 |
I prezzi API non li paghi direttamente se usi l’abbonamento, ma sono il termometro più onesto di quanto “pesa” ogni modello: Fable costa dieci volte Haiku. (I prezzi e i nomi esatti li trovi sempre aggiornati nella documentazione ufficiale.)
Una nota per completezza: esiste anche un quinto modello, Mythos 5, gemello di Fable ma riservato a organizzazioni approvate per usi di cybersicurezza. Non lo troverai nel menu, e va bene così.
Cosa consumo quando uso Claude? La bottiglia e i sorsi
Ogni abbonamento — dal Free ai piani aziendali — ti dà una bottiglia di token da consumare: i token sono le unità in cui l’AI misura il testo che legge e che scrive. Col Free la bottiglia è un boccettino; salendo di piano diventa una bottiglia vera, poi un magnum di champagne. La bottiglia non è infinita, ma si ricarica a intervalli regolari: quando vedi il messaggio che hai raggiunto il limite, stai semplicemente aspettando il rabbocco.
La scelta del modello è quanto bevi a ogni sorso. Una domanda a Haiku è un sorsetto, la stessa domanda a Fable è una sorsata dieci volte più grande — la proporzione è quella dei prezzi API della tabella qui sopra. Ecco perché col modello grande i limiti arrivano molto prima: non stai facendo più domande, stai bevendo di più a ogni risposta.
Questa metafora spiega anche una cosa che sembra arbitraria: perché nel piano Free certi modelli e certe funzioni non compaiono proprio. Non è dispetto commerciale — è che un sorso da modello grande svuoterebbe il boccettino in un paio di risposte, e ti ritroveresti bloccato subito. Meglio un modello medio che ti accompagna tutta la giornata.
Il corollario pratico: se finisci spesso i limiti, prima di passare all’abbonamento superiore controlla che modello stai usando. Spesso non serve una bottiglia più grande — serve smettere di bere a sorsate da Fable per compiti da Sonnet.
Il modello più potente dà risposte migliori?
No, ed è qui che si spreca più denaro. Su una mail, un riassunto, una traduzione, una domanda di cultura generale, il modello grande non dà una risposta “più giusta” di quello medio: dà la stessa risposta, consumando di più e spesso mettendoci di più. La differenza emerge sui compiti dove serve davvero profondità: un’analisi che incrocia molti documenti, un problema con tanti vincoli, un lavoro che l’AI deve portare avanti da sola per ore.
È lo stesso principio dei prompt: la qualità della risposta dipende più da quanto sei preciso tu che dalla taglia del modello. Prima di passare al modello grande, conviene rileggere come si scrive un prompt efficace — costa zero e rende di più.
Quale modello scegliere, in pratica?
Lascia il default (Sonnet) per tutto il lavoro quotidiano: mail, documenti, riassunti, ricerche, brainstorming. È lì come default perché va bene nel 90% dei casi.
Passa a Opus o Fable quando il compito è grosso davvero: analizzare un contratto lungo incrociandolo con altri documenti, un progetto di codice articolato, un lavoro in autonomia che tocca molti file e molti passaggi. Se ti accorgi che il modello medio si perde per strada, è il segnale giusto.
Considera Haiku soprattutto se usi Claude via API dentro un processo aziendale: classificare mille email, estrarre dati da documenti in serie, rispondere a domande semplici in un flusso automatico. Lì la differenza di costo si moltiplica per il volume e diventa denaro vero.
E se sbagli? Non succede niente: cambi modello dal menu e riprovi. La scelta non è mai definitiva.
Questi nomi cambieranno?
Sì, ed è l’unica certezza. I numeri di versione salgono ogni pochi mesi, ogni tanto compare una taglia nuova — Fable è arrivato a giugno 2026 sopra Opus, che prima era il più grande. Questa pagina la tengo aggiornata, ma il punto da portarsi a casa non è la tabella: è la logica delle taglie. Piccolo per il volume, medio per il quotidiano, grande per la profondità. Quella resta, qualunque nome le mettano sopra.